ANALISI HOTEL. Hotel e catene in Italia: le novità

Il rapporto 2015 è cambiato rispetto all’anno scorso: in calo di oltre il -5% nel segmento Budget & Economy ma un incremento di oltre + 4% nel segmento del lusso.

La panoramica sui gruppi alberghieri e le loro prospettive di crescita aggiorna i suoi dati. Lo studio è stato realizzato da Horwath HTL in collaborazione con Confindustria Alberghi e RES-STR Global.

Marco Malacrida, Presidente di RES – STR Global e TrustYou ha affermato: “i dati positivi di chiusura del 2015 del settore turistico ricettivo italiano sul campione da noi analizzato faranno sicuramente aumentare l’interesse delle catene internazionali per il bel Paese, anche e soprattutto per quelle destinazioni cosiddette secondarie che mostrano segnali di crescita. Basti pensare a Torino, la cui ottima performance e l’impegno profuso per la promozione del suo patrimonio artistico e culturale ha fatto sì che il New York Times la inserisse tra le mete da non perdere nel 2016. Questo, unitamente al potenziamento dei collegamenti aerei con Asia e Stati Uniti, richiamerà sempre più l’attenzione degli stakeholder internazionali per gli investimenti nel comparto alberghiero in Italia”.principe piemonte1

L’indagine delinea le evoluzioni intervenute nel settore ricettivo italiano sia nell’ottica delle compagnie alberghiere che di quelle delle strutture indipendenti. Novità assoluta di questa edizione è l’analisi dell’offerta ricettiva italiana e uno studio sulla penetrazione dei brand per tipologia di contratto di gestione. Secondo lo studio, che ha mappato meticolosamente tutti brand dell’hotellerie presenti in Italia con almeno 5 strutture, l’espansione delle catene segna l’avvicinamento dell’offerta agli standard europei, o per lo meno a quelli dei paesi a maggiore capacità alberghiera: l’Italia, con i suoi 33mila hotel, è il terzo paese per numero di strutture dopo Regno Unito e Germania, seguita da Francia e Spagna, ma è quello dove la penetrazione delle catene è minore: in Italia solo il 4,1% degli alberghi è di catena, contro il 40% del Regno Unito, il 28% della Spagna, il 23% della Francia e l’11% della Germania.

Segue nella rivista, N° 49.

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