Analisi. Previsioni e scenari delle catene alberghiere in Italia e all’estero

Sintesi dalla ricerca curata da Giorgio Ribaudo

Il turismo e l’ospitalità delle catene alberghiere sono tra le industrie più rilevanti per l’economia italiana e il loro contributo al PIL è sempre più evidente: nel 2011 il settore T&T (Travel & Tourism) ha generato l’8,6% del PIL italiano, mentre nel 2016 ne ha generato l’11,1%. In base alle stime WTTC, questa cifra dovrebbe crescere del 2,2% annuo per i prossimi 10 anni, raggiungendo quasi il 12% nel 2027 (il contributo al PIL raggiungerebbe 219,9 miliardi di euro, pari all’11,9% del PIL). Rispetto ai 185 paesi analizzati dal WTTC, nel 2016 l’Italia si posiziona all’ottavo posto per il valore complessivo generato dal settore, pari a 207,6 miliardi di dollari (186,1 miliardi di Eu). Questa classifica è guidata da USA (1.509,2 miliardi dollari), Cina (1.000,7 miliardi dollari) e Germania (376,7 miliardi  dollari).
L’impatto del settore è rilevante anche per l’occupazione nazionale: circa 1,3 dipendenti su 10 lavorano nel turismo, rapporto che, entro il 2027, dovrebbe raggiungere il 14,5%.
Nel 2016 le strutture turistiche hanno ospitato circa 117 milioni di turisti, dimostrando una crescita del 3,1% rispetto al 2015, un anno particolarmente performante per il settore, grazie alla visibilità fornita da EXPO 2015.
La domanda internazionale continua a crescere e oggi rappresenta il 48,5% degli arrivi e il 49,5% dei pernottamenti (nel 2007, gli arrivi internazionali rappresentavano il 43,7% del totale, mentre i pernottamenti internazionali il 43,3% del totale). L’aumento della domanda estera ha la sua influenza: secondo il WTTC, nel 2017 il turismo ha generato in Italia il 7,5% delle esportazioni complessive, una quota destinata a crescere del 2,2% annuo, da ora al 2027.

L’Italia e l’arena europea



Con più di 33.200 hotel e 1,1 milioni di camere, nel 2016 l’Italia rappresentava il più grande numero di hotel in Europa e il terzo al mondo. In Europa è seguita da Germania (33 mila hotel, superata dall’Italia per la prima volta) e Spagna (19,5 mila hotel).
Secondo l’ultima edizione del UNWTO (World Tourism Barometer), la domanda turistica globale è cresciuta ulteriormente: nel 2017 gli arrivi internazionali sono cresciuti del 7% rispetto al 2016 (il più alto tasso di crescita registrato negli ultimi 7 anni), raggiungendo quota 1,322 milioni.
Nel 2017 gli arrivi internazionali verso l’Europa sono cresciuti a 671,1 milioni, con un aumento dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Le destinazioni mediterranee hanno contribuito in modo significativo a questa performance, dal momento che hanno registrato oltre 1/3 degli arrivi internazionali complessivi in Europa (222,8 milioni nel 2017), con un aumento del 12,6% rispetto al 2016. Spagna e Italia si pongono, sotto questo aspetto, come le principali destinazioni per gli arrivi in hotel, riportando le più alte quote di domanda internazionale. I dati Eurostat, ad ottobre 2017, confermano una crescita della domanda turistica nei principali paesi europei: gli arrivi in Francia sono cresciuti del 5,9% da inizio anno, in Spagna del 4,5%, in Italia del 4% e in Germania del 3,8%. Nello stesso periodo, la domanda internazionale ha avuto un ruolo chiave.
L’analisi delle prime 10 destinazioni classificate in Europa per arrivi e pernottamenti evidenzia risultati controversi, a seconda del parametro utilizzato: se consideriamo gli arrivi totali, nel 2017 (a partire da ottobre) la classifica dei primi 10 paesi è guidata da Germania (circa 148,5 milioni), Francia (147,8 milioni), e Spagna (115 milioni). Se consideriamo i pernottamenti, i primi 3 paesi sono Spagna (oltre 425 milioni), Francia (circa 395,3 milioni) e Italia (395,2 milioni).
Dall’analisi del numero totale di hotel, si riscontra, in Europa (ad eccezione della Francia), una tendenza comune: l’offerta totale di hotel per i 9 paesi considerati ha continuato a diminuire del -0,3% nel periodo tra il 2007 e il 2016, mentre il numero delle camere, dopo nove anni di continua crescita, ha subito una prima caduta. Per l’Italia, come per la Germania, tale tendenza può essere essenzialmente attribuita al riposizionamento dell’offerta di ospitalità.

Un ciclo completo di domanda alberghiera in Italia


Osservando i grafici, gli effetti della crisi economica risultano più evidenti nel periodo 2012-2013: tale crisi ha determinato un calo per gli hotel in termini di arrivi e pernottamenti. Ma nel 2014, e in particolare durante la fine dell’anno, si è finalmente registrato un cambio di tendenza: gli arrivi sono cresciuti di 1,9% rispetto al 2013, mentre i pernottamenti hanno registrato uno 0,1% positivo. La crescita si è consolidata negli anni seguenti, trascinata dalla domanda proveniente dalla componente estera, che ha sostituito quella interna. Una ripresa della domanda interna si ha solo durante gli ultimi mesi del 2016.
L’analisi delle tendenze nei diversi segmenti della domanda, per il periodo 2008-2016, mette in luce schemi diversi. Nei segmenti Upscale e di lusso, la domanda è cresciuta costantemente: anche durante il periodo di crisi, seppure lentamente, la tendenza positiva non si è fermata. All’opposto, il segmento degli alberghi a 1 o 2 stelle ha continuato a soffrire una costante diminuzione degli arrivi, che non si è fermata neanche dopo il 2014. Nel periodo considerato nei grafici, questi settori hanno registrato un crollo della domanda, dagli 8,3 milioni di arrivi nel 2008 a poco più di 6 milioni di arrivi nel 2016. Nel frattempo, gli hotel a 4 e 5 stelle hanno registrato una crescita del 41,3%. Tale performance positiva è perlopiù attribuibile alla domanda estera, che è sempre più orientata verso questi segmenti: nel periodo 2008-2016 gli arrivi internazionali negli alberghi a 4 e 5 stelle sono cresciuti continuamente (una crescita del 54,4%, con una domanda del 74,5% rispetto al totale dei pernottamenti) e hanno ampiamente compensato la diminuzione della domanda interna. Al contrario, questa inversione non ha avuto luogo per i segmenti di livello più basso, per i quali il deficit della domanda interna è equivalente a quello della componente estera (gli arrivi sono diminuiti del 22,3%, costituendo appena il 41% del totale dei pernottamenti internazionali).

Il resto dell’analisi è disponibile sull’ultimo numero de L’Albergo, alle pagine 13-15.

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