Il Vinitaly e i ns. produttori vinicoli si confermano leader mondiali nella qualità

Parlare del Vinitaly cercando di non ripetere concetti espressi in occasione delle edizioni precedenti è sempre più difficile. In un articolo del 2018 scrivevo che la manifestazione veronese è il cuore mondiale del sistema vino: affermazione con cui potrei iniziare anche queste righe poiché tale è ancora e non solo per i numeri delle aziende presenti (con le 130 new entry la 53ª edizione ha superato i 4600 espositori provenienti da 35 nazioni) o della superfice occupata che per la prima volta ha oltrepassato i 100.000 mq. espositivi o delle oltre 18.000 etichette (+20% sul 2018) inserite nel Vinitaly Directory, la business guide online (per la prima volta in nove lingue) che in due settimane ha registrato oltre un milione di pagine visualizzate: straordinario e duttile strumento che permette al salone di essere operativo 365 giorni all’anno.

Sono cifre imponenti difficilmente raggiunte da analoghe manifestazioni anche estere, specialmente se si considera il rigore con cui sono selezionati espositori e visitatori al fine di accentuare sempre più i caratteri di professionalità e internazionalità della manifestazione. I 125.000 visitatori sono il risultato di una politica fieristica che ha puntato sulla qualità e non sul numero (ai wine lover ha dedicato un affascinante e articolato Fuorisalone che ha coinvolto il cuore della città e storici centri vinicoli in provincia) e ha percepito che una manifestazione è importante per il comparto che rappresenta e per la città che la ospita (e in cui crea un indotto economico-commerciale e promozionale-turistico di molte volte superiore al fatturato per gli spazi espositivi) solo se è di riferimento mondiale. Sono, quindi, significativi i 33.000 buyer esteri accreditati e presenti (+3% sul 2018), le 145 nazioni di provenienza e l’aver incrementato rispetto al 2018 gli operatori giunti dai mercati attualmente più interessanti: Stati Uniti (+2%), Germania (+4%), Cina (+3%), Regno Unito (+9% nonostante il dramma della Brexit), Canada (+18%) e Giappone (+11%).

Sono dati rilevanti, ma per conservare una leadership occorre sempre incrementare il numero degli operatori qualificati e avere la capacità di identificare in anticipo nuovi trend, nuove mode e nuovi bisogni che si traducono o derivano da stili di vita in divenire. Per questo è fondamentale l’attività svolta dalla Fiera di Verona durane tutto l’anno attraverso Vinitaly International con decine di iniziative che fanno conoscere il vino italiano sui mercati esteri e soprattutto su quelli emergenti in cui occorre precedere i competitor internazionali. Sono espressione di quest’ottica la piattaforma promozionale lanciata recentemente in Brasile che sarà affiancata entro il 2020 da quella Wine to Asia che sarà attiva a Shenzhen in Cina, e l’aver dedicato un focus di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor all’emergente mercato asiatico analizzato sia nel suo complesso sia attraverso alcune aree particolarmente significative quali Hong Kong, Giappone, Cina e Corea. Se il Commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan nel suo intervento ha riconosciuto il valore di Vinitaly come strumento di promozione del vino, mi è apparsa limitativa la successiva precisazione ‘italiano’: la divulgazione dei valori del vino di qualità propri del salone veronese vanno, infatti, ben oltre i confini di una singola nazione.

Vinitaly ha dedicato al mercato interno alcuni importanti momenti congressuali, in primis, l’indagine Mercato Italia – Gli italiani e il vino (realizzata con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor) che traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno: si beve circa il 26% in meno rispetto a due decenni fa, ma bevono quasi tutti gli Italiani. Il vigneto Italia (650.000 ettari, 406 vini a denominazione, oltre 400 vitigni e circa 310.000 aziende) ha raggiunto nel 2018 un valore al consumo di 14,3 miliardi di euro con un +2,8% sul 2017. Nel mondo per valore dei consumi è al quarto posto (dopo Usa, Francia e Regno Unito). Tra i molti dati emersi sono da sottolineare il fatto che per gli Italiani il vino è cultura, la crescente preferenza per vini da vitigni autoctoni e bio e l’affermarsi dello spritz specialmente nei consumi fuoricasa dei più giovani. L’indagine conferma infine per il vino il ruolo di volano turistico (il valore dell’enoturismo è stato valutato in 2,5 miliardi di euro): circa il 23% degli Italiani ha già fatto una vacanza in un territorio vinicolo, ma è significativo che soltanto il 18% la escluda.

Altro importante convegno è stato Il vino italiano nella Grande Distribuzione tra flessione nelle vendite e recupero di valore: è rimarchevole il dato che, lievitando il prezzo, la flessione degli acquisti è stata decisamente più contenuta nei vini a denominazione rispetto a quelli definiti da tavola, indice – insieme alla crescita del fatturato per i vini bio – come anche nella Gdo sia prevalente la ricerca della qualità. Nel convegno sono emersi dati interessanti per le vendite OnLine: se il fatturato per vini e spumanti è attualmente di 12 milioni di euro, si presume che nell’arco di pochi anni divenendo compratori i “nativi digitali” le abitudini di acquisto muteranno per cui è necessario imparare soprattutto mentalmente a utilizzare e gestire i nuovi canali di vendita.

Vinitaly 2019 ha confermato il layout facilmente leggibile articolato in padiglioni regionali e tematici quali International Wine Hall  che ospita parte degli espositori esteri quest’anno provenienti da 35 Paesi (altri, specialmente se presenti da molti anni hanno preferito mantenere la posizione tradizionale), l’area della Collettiva Fivi e – oltre alle collegate Sol&Agrifood ed Enolitech le due novità 2019: Organic Hall (uno spazio che comprende Vinitalybio promosso con Federbio e la Collettiva dell’associazione Vignaioli e Territori) e Vinitaly Design dedicata a prodotti e accessori per la promozione del vino e agli arredi per cantine, enoteche e ristoranti.

Sono stati oltre 90 gli eventi di approfondimento della 53ª edizione: da quelli della International Hall e della Organic Hall ai due focus della stampa estera sullo champagne, a Taste and Dream di cui restano nel patrimonio culturale di chi ha avuto la fortuna di partecipare “I vini rivoluzionari delle giovani donne del vino” illustrati da Ian D’Agata e i “7 Vini che hanno fatto grande i loro territori” presentati da Riccardo Cotarella mentre tra le degustazioni organizzate dagli espositori  indimenticabile quella dei dieci anni delle Famiglie Storiche dell’Amarone.

Ripensando a Vinitaly restano due sensazioni: una di gioia per tutte le nuove ‘creazioni’ e le nuove annate (ogni annata è diversa e ha proprie peculiarità) scoperte e una di rammarico pensando cosa potrebbe essere l’Italia se in ogni settore esistessero le capacità di cui Vinitaly è espressione.

Testo di Salvatore Longo

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