Nuove competenze e rivoluzione digitale, come cambia il MICE italiano
Il settore della la meeting industry italiana accelera su digitale, IA e sostenibilità, ma sconta un gap di competenze e difficoltà nell’attrazione dei talenti. Una ricerca promossa da ENIT e Federcongressi&eventi con IULM definisce priorità formative e nuove professionalità
Il comparto MICE italiano attraversa una fase di ridefinizione strutturale, sospinto dall’innovazione tecnologica, dall’evoluzione della domanda e da nuove dinamiche organizzative. Una ricerca promossa da ENIT e Federcongressi&eventi, realizzata dall’Università IULM e presentata nel corso di BIT – Borsa Internazionale del Turismo, restituisce un quadro puntuale delle trasformazioni in atto, con particolare attenzione ai profili professionali, ai fabbisogni formativi e alle criticità legate all’attrazione dei talenti.
L’indagine, condotta attraverso focus group, interviste qualitative a operatori europei e una survey che ha coinvolto 118 realtà italiane tra agenzie, convention bureau, centri congressi e hotel con spazi dedicati, evidenzia un’esigenza diffusa di aggiornamento delle competenze, sia in ambito tradizionale sia in quello emergente. Il dato più evidente riguarda l’area digitale: il 77% dei rispondenti considera prioritario rafforzare le competenze nell’utilizzo di strumenti digitali, mentre il 70% indica come strategico lo sviluppo di capacità in data analytics. L’intelligenza artificiale generativa risulta già integrata nei processi quotidiani dal 44% delle aziende, mentre applicazioni più avanzate, come il prompt engineering o l’uso di software di programmazione, restano ancora marginali.
Parallelamente, la sostenibilità si consolida come asse strategico. Oltre un terzo delle imprese la considera un tema “molto importante” e nel 44% dei casi è presente una figura dedicata alla gestione delle politiche ESG. Le competenze più diffuse riguardano la comunicazione al cliente e la gestione di accessibilità e inclusività (entrambe al 55% tra “molto” e “abbastanza” presenti). Rimangono invece meno strutturate le competenze relative all’analisi d’impatto, al reporting e ai processi di certificazione e compliance normativa, ambiti destinati a diventare centrali anche nella relazione con committenze corporate sempre più esigenti.
Accanto alle hard skill, emerge con forza il tema delle competenze trasversali. In un contesto caratterizzato da crescente complessità progettuale e relazionale, leadership e gestione dei collaboratori sono considerate molto rilevanti dal 51% degli operatori, seguite dalla gestione delle relazioni con gli stakeholder (42%) e dalla negoziazione commerciale (41%). Si tratta di aree sulle quali il settore riconosce di aver investito poco in passato, ma che oggi risultano determinanti per garantire qualità progettuale, marginalità e continuità delle relazioni.
La ricerca evidenzia inoltre una criticità strutturale nella capacità di attrarre e trattenere i giovani professionisti. Il 39% segnala un carico di lavoro percepito come eccessivo, mentre il 37% individua come cause di abbandono la disallineamento rispetto alle aspettative iniziali, la limitata prospettiva di crescita e la scarsa flessibilità organizzativa. Il dato pone una questione non solo contrattuale, ma culturale: il MICE si conferma settore ad alto potenziale, ma necessita di modelli organizzativi più coerenti con le nuove sensibilità professionali.
Federcongressi&eventi, in collaborazione con Università IULM e con il supporto di ENIT, individua quindi come prioritaria la progettazione di percorsi formativi mirati e certificati, capaci di integrare competenze digitali, sostenibilità, soft skill e visione strategica, allo scopo di rafforzare la competitività del sistema congressuale italiano, posizionandolo in modo più solido nel contesto europeo e internazionale, dove innovazione e professionalizzazione rappresentano ormai requisiti imprescindibili di mercato.
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