Quale approccio per una SPA di successo?
Sappiamo tutti quanto è alta la domanda di servizi di benessere, spinti verso il bisogno fisiologico di recuperare mente e corpo da una vita frenetica a cui siamo ormai rassegnati
di Stefano Pediconi
Eppure, a ben guardare, molti centri wellness finiscono con l’andare in crisi, perché? Una domanda cruciale, specie per chi vuole investire nel wellness sfruttandone le potenzialità per dare vita ad un’attività imprenditoriale che possa porsi sul mercato in maniera competitiva. Una domanda che si lega ad un altro interrogativo, laddove vogliamo capire su cosa puntare: quali sono i trend del wellness e i servizi che gli ospiti potrebbero gradire maggiormente nel prossimo futuro? A questa, però, aggiungo una riflessione: siamo veramente sicuri che conoscere le tendenze del momento permetta di orientare al meglio la realizzazione di una nuova SPA e sia metro di riferimento per una riqualificazione di successo?
Domanda vs. Offerta
Il punto di partenza è uno solo: “l’ospite al centro di tutto”. I servizi delle SPA hanno un senso solo se riescono a soddisfare i reali bisogni di benessere delle persone. Diversamente, si tratta di un mero esercizio stilistico volto a creare ambienti ed esperienze fini a loro stessi. E già questo basterebbe per dare una risposta alle domande che ci siamo posti.
Una SPA va in crisi quando l’offerta non corrisponde alla domanda, pur altissima, di servizi per il benessere. Ci si preoccupa di riempire uno spazio piuttosto che di capire che cosa proporre agli ospiti; si corre ad investire su un settore solo perché sembra affidabile senza domandarsi veramente cosa significhi davvero benessere per le persone.
Trend o non trend
Individuare il target di riferimento è il primo passo concreto verso il successo di un centro wellness. Impossibile offrire tutto per tutti, visto che il concetto di ben-essere è estremamente soggettivo. Solo chiedendosi “chi è il mio ospite” è possibile orientare la scelta dei contenuti (e, di conseguenza, sviluppare il progetto degli spazi) e impostare una gestione efficace, così da strutturare un’offerta di valore e, al contempo, profittevole. Alla luce di questo, appare evidente che è più importante capire i bisogni delle persone piuttosto che inseguire tendenze generiche. Le SPA-fotocopia hanno vita breve: serve un vestito su misura. Qualsiasi centro benessere che voglia avere successo deve bandire la parola “standardizzazione”.
L’ospite sei tu
Un approccio che sembra complicato ma che, in realtà, non è affatto difficile se ci ricordiamo che basta guardarsi allo specchio: i primi ospiti siamo noi. Anche noi ci scopriamo stressati, sempre di corsa, impegnati a fare qualcosa per cercare un futuro migliore, dimenticandoci di vivere il presente; siamo anche noi quelli dal cuore appesantito dal lockdown di qualche anno fa, che ci ha fatto riscoprire l’importanza del rapporto con le persone e con la natura. Oppure quelli condizionati da continue sollecitazioni (specie tecnologiche) che riempiono di rumore le nostre giornate e non ci permettono di ascoltare neanche noi stessi.
Tutto questo si riflette in un bisogno di benessere che ci porta affannosamente a cercare, proprio nelle SPA e nei centri benessere, soluzioni che ci aiutino a vivere meglio. E la maggior parte delle volte non le troviamo, perché le proposte standardizzate (che pretendono di andar bene indifferentemente per tutti) non sono neanche lontanamente un rimedio per queste nuove forme di malessere.
Nei panni degli operatori
Nel ruolo di operatori che vogliono il meglio per i propri ospiti e il successo per la propria attività possiamo dare sostanza all’offerta di una SPA ponendo grande consapevolezza nell’approccio da seguire, e interpretando tutto, poi, alla luce della vera cultura del benessere, punto di riferimento per tradurre in spazi e servizi le analisi preliminari.
E dobbiamo essere pienamente coscienti che l’ospite, pur scegliendo semplicemente il trattamento o il percorso più consono alle sue personali idee, cerca altro: senza neanche saperlo esprimere, chiede di essere preso per mano e accompagnato nel recupero dell’armonia persa con sé stesso, con gli altri, con la natura, con il mondo intero.
La SPA del futuro
Oggi gli ospiti cercano, oltre ai tradizionali percorsi umidi (acqua, calore, emozionalità, calore, multisensorialità, ecc.) esperienze legate a natura, silenzio o digital detox, per citare qualche esempio.
Non si tratta di demonizzare percorsi umidi “classici” con saune, bagni di vapore o vasche idromassaggio ma piuttosto di integrarli in un contesto più ampio, finalizzato a soddisfare le nuove esigenze degli ospiti con la creazione di spazi non convenzionali che rappresentino una risposta innovativa alla domanda di benessere delle persone.
Portiamo la natura nella SPA (o la SPA nella natura); lasciamo il rumore fuori della porta e facciamo semplicemente risuonare l’acqua; immergiamoci nel colore, tanto cercato come strumento di emozionalità, gioia e positività.
Creiamo spazi in cui gli ospiti possano recuperare il valore della relazione tra le persone. Basta percorsi solitari: favoriamo l’incontro e la socializzazione, che abbiamo riscoperto come valori irrinunciabili del nostro essere uomini.
E abbracciamo l’inclusività: ne parlano tutti ma nessuno si muove veramente per rendere i centri benessere accessibili non solo a chi ha disabilità motorie ma anche per chi ha difficoltà sensoriali, gestibili nei limiti della sicurezza da garantire sempre a tutti: eliminare le barriere mentali (oltre che architettoniche) non solo è un valore sociale, ma anche un’opportunità di business (dai grandi numeri) ad oggi ancora poco sfruttata.
Per completare l’identikit di una SPA di successo, sarebbe doveroso, poi, entrare nel merito della distribuzione e della funzionalità degli spazi o della creazione di percorsi basati su una cultura del benessere che, ancora, in Italia è piuttosto latitante; approfondire gli aspetti legati alla psicosomatica dello spazio e alla psicologia del colore, che guidano la percezione di qualità degli ospiti o ragionare su come creare un’immagine che contribuisca, essa stessa, al benessere delle persone.
Magari, il tutto sarà oggetto di un approfondimento che, però, può partire soltanto dopo aver fatto propri i concetti fondamentali alla base di qualsiasi progetto, senza i quali si continueranno a fare cattedrali nel deserto, belle ma vuote ed inutili.
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