DESIGN Hotel. Modificare la realtà: il Covid ci obbliga a fare dell’igiene il nostro Mantra

DESIGN Hotel.  Modificare la realtà: il Covid ci obbliga a fare dell’igiene il nostro Mantra

Lavoro nella progettazione per l’ospitalità da molto tempo, normale che in questo periodo mi vengano da più parti richiesti suggerimenti per fronteggiare questa incredibile situazione, ma prima che alle risorse che possono offrire l’architettura o il design in questi giorni difficili mi viene spontaneo pensare all’insegnamento che ti dà la navigazione a vela, che è una mia passione: la consapevolezza della fragilità e precarietà della nostra condizione, che però acuisce i sensi e la reattività; la variabilità delle condizioni, che di contro ti abitua alla flessibilità e a prevedere delle possibili alternative; la gestione oculata delle risorse, che potrebbero  improvvisamente scarseggiare; la messa a punto delle attrezzature, che devono essere pronte all’uso e affidabili nelle emergenze; il fatto che a bordo nessuno può fare il passeggero ma sono tutti parte di un equipaggio, tutti sono utili, responsabili, affiatati, e alla fine però uno solo decide. Non è forse questa anche la realtà di una impresa alberghiera?

Ma la barca fa acqua. La tempesta ha crudelmente rivelato di colpo la debolezza strutturale del sistema, ma anche di tantissime singole realtà. Per molti, moltissimi, sarà un naufragio senza speranza. Per altri è l’opportunità per dare un assetto nuovo, più robusto, alla propria attività. E’ occasione per sistemare tante cose che non andavano affatto bene, che in qualche modo venivano tollerate, ma che ora sono diventate inaccettabili.

L’igiene innanzitutto, che oggi è un mantra, ma che dovrebbe essere la cosa più ovvia. Vogliamo parlare della moquette in camera, che ha come vero scopo quella di mascherare lo sporco? E che dire del sommier? nella maggior parte dei casi è un cassone di legno grezzo, rivestito in poliestere, che costa mediamente meno di 200 Euro, e la cui unica giustificazione di esistere è quella di costare pochissimo e di non dover pulire quattro metri quadri di pavimento. E’ normale che lo strumento principe di un hotel, il letto, sia quello su cui si investe di meno?

E che dire di camere, e bagni, arredati in modo da essere semplicemente impossibili da pulire nei tempi assegnati? Credo di farvi un favore invitandovi a visitare il sito www.flyingroom.net, vale più di tante parole, e può essere di ispirazione. E’ un format di stanza che fra i suoi tanti vantaggi si pulisce e rigoverna perfettamente in 15 minuti e in un minuto si trasforma da doppia a matrimoniale. Oggi sto progettando altri arredi per le camere e le parti comuni dell’hotel con un materiale straordinario, il Krion K-Life, battericida a vita, cioè anche quando non ci sarà più il Covid19 ma continueranno a esserci un sacco di altre schifezze microscopiche. E per chi non lo sapesse, il Covid19 vive fino a tre giorni nel grasso che lasciano le mani sulle superfici, vale a dire tutti i tipi di maniglie, piani di tavoli, della reception e di appoggio in genere, braccioli di sedute, tutte parti facilmente sostituibili o che si possono ricoprire, senza buttare gli arredi esistenti.

E poi porte automatiche se possibile, soprattutto nei bagni comuni, e sensori al posto di interruttori,  fanno anche risparmiare e, al primo posto, telecomandi TV igienizzabili, esistono!

Ma ripartiamo proprio dalla reception: arrivi affaticato, magari affamato, e la prima cosa che ti senti dire è: “documenti e carta di credito prego”. Ma che è, un check in o un check point? La reception è, da sempre, una barriera. Da domani sarà una barricata, di plexiglas naturalmente a mò di “testuggine romana”. Io vorrei sentirmi dire: “gradisce un drink? I documenti dopo!” Impossibile adesso? E invece può essere la soluzione: aspetti il tuo turno al bar, bello rilassato di fronte a un calice di bollicine, invece che incolonnato come un povero derelitto fra i “cordoni sanitari”, delle barriere guida folla. Naturalmente bisogna ripensare la zona di accoglienza, il bar deve essere vicino alla reception e garantire le distanze non solo per la sicurezza, ma per una gradevolissima privacy.

E infine, vogliamo finalmente liberarci dalle gabbie degli stereotipi? Vogliamo cominciare pensare con la nostra testa? Negli hotel si spendono centinaia di migliaia di Euro per allestire – e gestire! – centri fitness e benessere che nella stragrande maggioranza dei casi sono pochissimo utilizzati, sempre in perdita, e che da ora saranno totalmente disertati per paura del contagio. E’ tempo di pensare a delle alternative, ci sono eccome, personalmente ci sto lavorando con una grande azienda, ma non posso ancora parlarne.

Nel momento contingente sono tutti concentrati a tamponare l’emergenza: scudi, guanti e mascherine, dispenser e sanificatori, ma l’ospitalità non può essere ospedalizzata, il contatto fra le persone fa parte dell’accoglienza, del piacere di andare al ristorante, così come al bar. Dobbiamo dare quindi per scontato che si debba tornare per forza a una condizione di normalità, sia pure controllata, e pertanto le misure che si devono adottare oggi non sono quelle per tappare una falla, ma per riarmare la barca come si deve per quando tornerà a navigare in acque difficili, ma libere.

Massimo Mussapi, Studio Mussapi

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