Emergenza Covid-19: nel nord Italia molti alberghi verso la chiusura. Gli stanziamenti per gli aiuti

Emergenza Covid-19: nel nord Italia molti alberghi verso la chiusura. Gli stanziamenti per gli aiuti

Gli alberghi, soprattutto quelli delle maggiori città turistiche e d’affari quali Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Rimini, Roma, Napoli, Taormina, ecc. sono allo stremo, non riescono più a tenere aperto a causa del COVIND-19. Le disdette hanno prodotto un calo del fatturato medio rispetto allo scorso anno dell’80%. «In alcuni casi si lavora con il 4 o 5 % del fatturato dello scorso anno, ma le spese rimangono. Non conviene tenere aperto», spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, la principale organizzazione del settore turistico-ricettivo d’Italia, rappresentativa soprattutto per gli alberghi di fascia media.

Ad aggravare la crisi economica esplosa con il coronavirus si è avuta la decisione di Booking che potrà mettere ancora più in difficoltà il settore turistico, dopo l’ondata di disdette che si è abbattuta su hotel e alberghi un pò ovunque. «Per tutelare la salute dei nostri partner e dei nostri ospiti in merito al coronavirus – scrive in una nota il colosso delle prenotazioni online – abbiamo attivato la procedura relativa alle “cause di forza maggiore”». In pratica, la piattaforma – in seguito al blocco dei voli deciso da alcuni Paesi – ha stilato la lista delle aree, tra cui il Veneto, alle quali verranno applicate particolari misure rispetto alle prenotazioni con check-in il giorno 31 marzo o in date precedenti. In sostanza, avendo attivato la procedura di «causa di forza maggiore», booking chiede alle strutture ricettive di rimborsare eventuali pagamenti anticipati già ricevuti e di annullare i costi di prenotazione (penali e spese) nel caso in cui il cliente ne faccia espressa richiesta. Una misura che – dopo la mazzata delle disdette con alberghi che in molti casi hanno visto crollare l’occupazione fino a meno 90 per cento – farà perdere anche le penali togliendo una piccola boccata d’ossigeno agli hotel e alle strutture che operano nell’accoglienza.

Secondo le previsioni di Federalberghi quasi tutte le catene, anche le più importanti, chiuderanno. Ci sono i primi, importanti nomi importanti del centro storico di Milano che hanno deciso di tirare giù la saracinesca. Si tratta di Hotel dei Cavalieri, Hotel Armani, Hotel Senato, Hotel Manzoni, The Gray. A rendere preoccupante la situazione è soprattutto il blocco di tre grandi mercati di riferimento: Cina, Usa e India, che da soli rappresentano il 40% della clientela.

Turismo, alberghi, congressi e meeting

Inoltre non si è fermato solo il turismo, ma anche i congressi e i meeting aziendali: anche questi segmenti sono perdite gravi per il comparto, soprattutto quello di fascia alta. Una trentina di direttori di alberghi intendono scrivere al sindaco Giuseppe Sala e al governatore lombardo Attilio Fontana. Chiedono l’annullamento della tassa di soggiorno fino al 2021 almeno per gli stranieri. «Il 15% degli alberghi a 4 stelle in città è chiuso, il 90% delle camere occupate sono andate perse, il personale è ridotto del 70% e quando si saranno esaurite ferie e permessi cosa accadrà?».

La situazione in Veneto

La seconda fase di «blocco» per l’Italia disposta dal governo in base alle indicazioni degli esperti sull’emergenza coronavirus è una pesante stangata sugli albergatori. «Tutto il Veneto sta soffrendo — afferma Marco Michielli, presidente di Confturismo e Federalberghi Veneto — oltre quindici hotel hanno già chiuso (su 3150, ndr), ma il report non è completo. E temo che il conto sia molto più salato. Ogni giorno che passa, il danno aumenta, anche perché gli stipendi del personale si pagano con gli incassi e in questo momento il tasso di occupazione delle stanze varia tra lo 0% e il 10%. Con qualche fortunata punta del 20% solo nelle strutture che invece di turisti ospitano lavoratori e categorie con le quali hanno sottoscritto convenzioni. Il settore turistico veneto rischia di perdere 10 miliardi sui 18 di fatturato globale». In grave difficoltà le terme: gli hotel di Abano, Montegrotto e dei colli Euganei rischiano una perdita stimata in 20 milioni di euro solo per il mese di marzo.

«Stiamo ricevendo molte disdette, che definirei emotive — rivela Umberto Carraro, presidente del Consorzio Terme Colli — e purtroppo coinvolgono anche i prossimi mesi. Ma non ci fermiamo, siamo pronti ad accogliere chi vorrà trascorrere le vacanze qui, anche perché il nostro sistema turistico termale-sanitario presenta garanzie che altri non possono assicurare. Prima di tutto Abano e Montegrotto non sono in zona rossa e non ci sono limitazioni. Da giorni forniamo poi tutte le informazioni agli utenti, così che possano decidere come comportarsi per le vacanze senza allarmismi. Inoltre — aggiunge Carraro —le strutture specializzate nelle cure con acqua ipertermale che sgorga a 87 gradi sono accreditate con il Servizio sanitario nazionale e devono rispondere a determinati requisiti sanitari e ospedalieri. Ogni hotel dispone di direttore sanitario e medici che sottopongono gli ospiti desiderosi di fare le cure termali a una visita di ammissione, in cui valutano le condizioni di salute».

Quali richieste dagli albergatori

Oltre alla riduzione dell’imposta comunale, gli albergatori chiedono anche l’attivazione di fondi salariali e la cassa in deroga per le strutture con meno di 15 dipendenti. Il calo di fatturato è già stimato intorno a 8,5 milioni solo a Milano. Il trend di rinuncia alle prenotazioni non tende a calare nemmeno per il mese di aprile e per il weekend di Pasqua, gli ultimi Decreti del Presidente del Consiglio, firmati tra l’8 e l’11 marzo, non consentono di sperare in quanto gli italiani non potranno muoversi sino ai primi di aprile.

Stanziamenti per gli aiuti. Aggiornamento normative all’11 marzo 2020

Nei giorni successivi all’approvazione, il Governo ha annunciato l’atteso piano da 7,5 miliardi di aiuti alle famiglie e alle imprese su tutto il territorio nazionale. Oggetto dell’annuncio solo la cifra (che sarà coperta da deficit da inserire nel prossimo Bilancio) e le prime misure per le famiglie e le imprese. E’ noto che fra le realtà aziendali più colpite dall’emergenza ci sono le imprese turistiche, siano le attività ricettive di ogni genere che le agenzie di viaggi.

Le prime misure per aiutare le aziende più colpite dall’emergenza coronavirus e i lavoratori in difficoltà (dipendenti e autonomi), sono le seguenti:

  • L’uso di ammortizzatori sociali, in particolare la cassa integrazione in deroga e il fondo di integrazione salariale;
  • Cassa integrazione e nuovi fondi anche per imprese sotto i 6 dipendenti;
  • Bonus di 500 euro per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti;
  • Moratoria dei crediti alle imprese da parte del sistema bancario, attraverso un sistema di garanzie.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un’integrazione alla relazione al Parlamento per il 2020, approvata ai sensi dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, ai fini dell’autorizzazione da parte del Parlamento di un ulteriore ricorso all’indebitamento.

L’integrazione rispetto alla precedente relazione, approvata lo scorso 5 marzo, si è resa necessaria in seguito all’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 e del 9 marzo, che, a seguito dell’intensificarsi dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, determinano un ulteriore impatto sulla situazione socio-economica del Paese.

… Si precostituiscono, inoltre, le condizioni per avere la disponibilità di risorse aggiuntive al fine di assicurare il finanziamento di eventuali ulteriori iniziative che si rendesse necessario adottare con tempestività e urgenza in un quadro di interventi coordinati a livello europeo.

Complessivamente, sentita la Commissione europea, la richiesta di autorizzazione all’ulteriore ricorso all’indebitamento, aggiuntiva rispetto a quanto già indicato nella Relazione al Parlamento 2020, è incrementata di 13,75 miliardi di euro (pari a circa 0,8 punti percentuali), da utilizzare nel corso del 2020. Considerata anche la precedente richiesta di autorizzazione, l’obiettivo programmatico di indebitamento netto potrà pertanto aumentare fino a 20 miliardi di euro, corrispondenti a circa 1,1 punti percentuali di prodotto interno lordo (PIL).

Considerato l’importo complessivo per il quale si chiede l’autorizzazione delle Camere, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato potrà aumentare fino a 104,5 miliardi di euro nel 2020 in termini di competenza e a 154 miliardi di euro in termini di cassa, con un incremento degli stanziamenti fino a 25 miliardi sia in termini di competenza che in termini di cassa.

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