La formazione scuola – lavoro
Connettere meglio scuola e impresa, valorizzare il talento di ogni singolo studente e costruire percorsi formativi tecnici e professionali all’altezza di un mercato del lavoro in continua evoluzione. A tanto mira la filiera tecnologico-professionale (4+2) promossa dal Ministro Giuseppe Valditara, che a partire dall’anno scolastico 2026/2027, da sperimentale passa ad ordinamentale e la sostituzione dell’orrendo acronimo PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) in formazione scuola-lavaro. Insieme al “nuovo” esame di maturità sono le principali innovazioni introdotte dal decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, convertito nella Legge 30 ottobre 2025, n.164.
L’obiettivo dichiarato della nuova filiera formativa è quello di offrire agli studenti percorsi innovativi con competenze tecnologiche correlate alle esigenze del mondo del lavoro e della produzione che agevoli, al contempo, dopo il diploma di maturità al quarto anno, sia l’immediato inserimento lavorativo che la prosecuzione degli studi negli ITS Academy, con il conseguimento, in sei anni, di un diploma di alta specializzazione, senza precludere la possibilità di proseguire gli studi all’università per la laurea.
Il decreto-legge segna una svolta anche per l’alternanza scuola-lavoro, introducendo una “ridenominazione” volta a restituire dignità pedagogica a una dimensione spesso sottovalutata che unisce formazione a scuola ed esperienza pratica in azienda, rivestendo una elevata valenza orientativa per quanto attiene le scelte successive sia scolastiche che lavorative dello studente. L’intervento si inserisce nel più ampio processo di riforma dell’ ex esame di stato che torna ad essere di maturità, assumendo un ruolo centrale nel riconoscimento e nella valorizzazione di tutte le esperienze formative maturate durante il percorso scolastico.
L’obiettivo dichiarato, molto ambizioso, è quello di rilanciare l’istruzione tecnica e professionale a fronte di un trend demografico decisamente negativo e in presenza di dati totalmente sbilanciati per quanto riguarda le iscrizioni alla scuola secondaria superiore in cui primeggiano i licei con oltre il 55%, seguono a molta distanza i tecnici con poco più del 30% e i professionali con appena il 13%. Ma anche se il numero dei nuovi percorsi autorizzati è triplicato riaspetto all’anno precedente (628), coinvolgendo396 istituti, il numero degli iscritti alla nuova filiera 4+2 si ferma a 5.449 e rappresenta poco meno dell’1% degli iscritti alle classi prime delle superiori nell’anno scolastico 2025/2026. Bisognerà vedere se vi sarà un’inversione di tendenza adesso che la filiera formativa (4+2) entrerà a pieno titolo nell’ordinamento scolastico.
Viceversa, il comparto turismo, ospitalità e ristorazione, rappresenta uno dei segmenti a più alta intensità occupazionale all’interno del settore terziario, con rilevanza crescente per l’inserimento dei giovani nel modo del lavoro. Uno scenario che si conferma anche nel medio periodo stando ai dati Excelsior-Unioncamere. Le previsioni per il quadriennio 2025-2029 stimano infatti una domanda annua tra le 159 mila e le 214 mila unità, concentrata soprattutto su figure come cuochi, addetti di sala e bar, receptionist, personal tender, governanti, revenue manager. Eppure, proprio queste professionalità rischiano di diventare sempre più introvabili.
Tuttavia se determinate professionalità scarseggiano, non sarà soltanto a causa del trend demografico negativo o perché la scuola è inadeguata, ma anche perché le tradizionali regole d’ingaggio sono obsolete e gli stessi contratti collettivi di lavoro nazionali andrebbero ripensati, come pure andrebbero riscritte le norme che regolano i flussi migratori. Sta di fatto che tutti gli istituti professionali negli ultimi anni invece di guadagnare hanno perso attrattività. Gli stessi istituti per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, dopo il boom di iscrizioni risalente all’anno scolastico 2014-2015, con ben 64.296 “primini”, in dieci anni hanno visto il loro numero più che dimezzarsi, registrando nell’anno scolastico in corso appena 26.647 iscritti, pari a poco meno del 4% del totale.
La causa principale a detta di molti osservatori e degli stessi addetti ai lavori va ricercata nella deriva licealistica che ha contrassegnato l’istruzione tecnica e professionale in Italia a partire dal 2005, a cui ora si cerca di porre rimedio. L’attuale riforma considera la filiera formativa tecnologico-professionale strategica per il paese, con l’ambizione di voler colmare il mismatch tra le competenze in uscita degli studenti e le skill richieste dal mercato del lavoro. Più concretamente questo rinnovato slancio riformatore del Ministero dell’istruzione e del merito dovrà misurarsi con il conservatorismo ancora imperante in molte scuole, i persistenti divari territoriali e le prevedibili difficoltà di tante piccole imprese a farsi carico dei nuovi compiti a cui vengono chiamate, in un rapporto con le scuole che si vorrebbe finalmente di scambio di competenze e di risorse.
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