L’Inchiesta. La crisi colpisce le città d’arte. Quale futuro per l’investimento alberghiero?

L’Inchiesta. La crisi colpisce le città d’arte. Quale futuro per l’investimento alberghiero?

Il periodo che il settore alberghiero sta vivendo a seguito della pandemia da Covid-19 resta molto preoccupante e sta colpendo con violenza il settore alberghiero. Il comparto del turismo andrebbe affrontato con misure straordinarie: non bastano i buoni vacanza a sollevare lo spirito degli albergatori, anzi, questi se stimolano in qualche modo il turista ricadono poi sulle spalle di albergatori e ristoratori che non incassano subito ma devono anticipare loro lo sconto e “fidarsi” dello Stato italiano! La situazione, critica per le città d’arte, sta parzialmente tenendo nelle località marine e montane che si rivolgono soprattutto ad un mercato interno e in parte europeo.

A tale proposito abbiamo chiesto dati e situazione delle aperture alberghiere ad alcuni responsabili di Associazioni Albergatori Federalberghi di sedi importanti quali Roma, Milano e Venezia per cercare di avere un quadro della situazione ai primi di luglio.

Hanno risposto alle nostre domande Roberto Necci, presidente del centro studi di Federalberghi Roma e imprenditore del settore; Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano (con Lodi, Monza e Brianza) e Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori. Sta alle organizzazioni alberghiere ed agli imprenditori suggerire possibili azioni da mettere in atto per consentire un rapido rilancio di un settore fondamentale per l’economia e l’occupazione del Paese.

Domanda 1. Alla data dei primi di luglio ci può dire qual è la situazione delle aperture alberghiere nel vs. comprensorio, tra città e provincia, e se sono previste aperture nel corso del mese o si pensa a settembre?

Risposta 1. Necci – Roma

Io faccio l’imprenditore a Roma e la città, al pari delle altre città d’arte, è una di quelle destinazioni totalmente dipendente dal mercato estero, con caratteristiche molto particolari dei flussi turistici. Questo per capire che cosa significa per le nostre aziende il lockdown delle destinazioni di provenienza e quanto queste nostre aziende hanno la necessità di avere un livello occupazionale molto alto. Ad oggi (e parliamo di inizio luglio 2020) risultano operative circa meno del 20% delle aziende alberghiere cittadine romane, cioè circa 170 hotel su 1.000 e analoga situazione l’abbiamo nella dorsale delle città d’arte. Quindi è una situazione oggettivamente allarmante: siamo preoccupati per ciò che riguarda il nostro futuro, o meglio il futuro come noi lo concepivamo fino a ieri, perché sicuramente ci imporrà dei cambiamenti. Sono aperte meno del 20 per cento delle strutture

Risposta 1. Naro – Milano

Non disponiamo ancora di dati esatti ma si può ritenere che ad oggi le strutture ricettive aperte sono inferiori al 50% non essendo mai stati i mesi estivi particolarmente incisivi. Fino a qualche anno fa ad agosto a Milano chiudevano praticamente quasi tutti gli hotel tranne pochi che intercettavano clienti quasi esclusivamente stranieri. Molti ripartono con settembre nella speranza di un quadro Internazionale tendente al miglioramento.

Risposta 1. Scarpa – Venezia

Ha aperto circa il 70 % degli alberghi di Venezia. Un altro 15 % aprirà verso settembre. I rimanenti rimarranno alla finestra e decideranno in autunno se riaprire od attendere la primavera 2021. Chi ha 2 alberghi poi potrebbe essere tentato di aprirne uno solo.

Domanda 2. Lo scorso anno quanti sono stati i pernottamenti della Vs. città per l’intiero anno e quanti ne stimate per l’anno in corso?

Risposta 2. Roma

Dal mercato estero significa che, per citare dei numeri che ci rendono chiara l’idea, Roma nel 2019 – l’anno scorso – nella intera stagione ha fatto 2 milioni di pernottamenti di cittadini americani, che rappresentano a Roma il primo mercato. Questi sono seguiti da una serie di nazionalità (tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli), ognuno dei quali fa non meno di 450 mila pernottamenti; quindi siamo oltre i 3 milioni e 800mila pernottamenti!

Non c’è un’unica strategia e un unico piano d’azione, c’è un ampio ventaglio di azioni da mettere in atto: primo perché il turismo com’è ovvio è legato al territorio… non ci sono politiche per il turismo, ci sono sempre politiche per il territorio, e quindi non ci sono politiche per le aziende turistiche, ci sono politiche per l’imprenditorialità del nostro paese. Il turismo ha una serie oggettiva di criticità che lo differenziano dagli altri comparti:

primo, abbiamo detto che è un settore che ha una forte dipendenza dai mercati esteri, quindi in assenza di ripresa di questi flussi le aziende non possono sostenersi;

secondo, da un punto di vista di forza lavoro il turismo assorbe un grande numero di lavoratori, di ogni tipo e qualificazione, dai camerieri ai manager, con una prevalenza della manovalanza quindi fondamentalmente assorbiamo un’importante fetta di forza lavoro che ha determinate caratteristiche.

Siamo, quindi, per certi aspetti, un fantastico intermediario per lo Stato se queste aziende rimangono in piedi per assorbire forza lavoro. Io mi considero un liberista moderato (e non amo, quindi, gli aiuti dello stato, etc), però mi rendo conto che l’eccezionalità della situazione fa si che il governo debba necessariamente essere impegnato affinché questo tessuto imprenditoriale non si disgreghi. La ripartenza deve necessariamente partire dalla capacità che hanno queste aziende di assorbire forza lavoro. Da un punto di vista immediato c’è la necessità di sostenere questo comparto affinché non smetta di esistere; dopo ci sono delle riflessioni più profonde ma riguardano la strategia più generale di questo Paese, riguardo il discorso delle infrastrutture, della promozione territoriale, delle competenze legislative (che sono in capo alle regioni nel nostro comparto); insomma, se ancora questo assetto costituzionale tiene, in una mutata situazione dove in realtà c’è bisogno di unità d’interventi ed anche unità legislativa.

Risposta 2. Milano

Nel 2019 a Milano ci sono stati circa 7,5 milioni turisti con quasi 11milioni di presenze. Al momento, stando così le cose la perdita prevista in termini numerici per il 2020 e’ di circa il 60% dei turisti (sempre che le cose non si rimettano al peggio e allora la percentuale salirà).

Risposta 2. Venezia

Circa 8 milioni. Il tasso di occupazione stanze sarà per luglio agosto del 15 % circa , salirà nei mesi autunnali al 35 – 40 %.

Domanda 3. Con tali dati non si raggiunge una soglia di occupazione che produca reddito, quindi la Vs associazione cosa chiede alla Regione e soprattutto al Ministero del Turismo: sostegno al comparto con aiuti di stato? Assorbimento della forza lavoro o che altro?

Risposta 3. Roma

La media occupazionale che ha permesso agli alberghi di stare aperti e portare a casa qualche profitto (perché non dimentichiamo che sono almeno diverse stagioni che noi abbiamo delle criticità al nostro interno) è di circa il 76%; quindi significa che un albergo della città d’arte deve assolutamente raggiungere almeno una soglia del 76% di occupazione delle camere su base annua, non poca oggettivamente, per avere un senso nel suo bilanciamento tra ricavi e costi.

Risposta 3. Milano

Sicuramente ammortizzatori sociali fino alla ripresa (gennaio 2021?) del settore e sgravi/detrazioni per gli affitti. Personale e struttura sono il cuore dell’attività aziendale.

Risposta 3. Venezia

La cassa integrazione deve continuare fino al termine della crisi per salvaguardare il patrimonio immateriale delle nostre aziende: i lavoratori. Poi bisogna trasformare il bonus vacanze da un aiuto alle famiglie bisognose in un aiuto alle imprese. No bonus, sì detrazione fiscale generalizzata.

 

Domanda 4. L’investimento alberghiero ritiene che sarà ancora redditizio per i privati nei prossimi anni o sarà solo per i grandi brand internazionali?

Risposta 4. Roma

Torno al ruolo strategico dell’imprenditore, un ruolo che non si è mai fermato perché gli imprenditori più avveduti sono costantemente in osservazione del mercato e di quello che sono anche nei momenti di crisi le opportunità di questo. Passata l’emergenza serviranno però riflessioni più profonde che riguardano le strategie di crescita di questo Paese. 

Risposta 4. Milano

Molti gruppi e singoli imprenditori italiani stavano investendo a Milano. Se la situazione tornerà ad essere quella precovid ci sarà notevole spazio anche per l’hotellerie nazionale. 

Risposta 4. Venezia

Dipende dal virus. Se scompare in autunno oppure si ripresenta ma in forma attenuata , tutto tornerà, col tempo, come prima. Se invece ci saranno altri lockdown oppure si ripresenterà il virus come in primavera son pessimista. Certo, le grandi catene resisteranno meglio.

Ci spiace sottolieare che l’Associazione Albergatori di Rimini ha preferito non rispondere alle nostre domande pur dopo aver confermato la disponibilità da parte della Presidente.

 

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