Per Omicron disdette molte prenotazioni, in vacanza il 52% di italiani. Dati 2921 disastrosi

Per Omicron disdette molte prenotazioni, in vacanza il 52% di italiani. Dati 2921 disastrosi

Il 16 per cento delle persone ha disdetto la prenotazione per le festività di fine anno dopo la notizia della variante Covid. L‘analisi sulla situazione viaggi per Capodanno tra disdette e brevi vacanze. Perdita stimata per il settore pari a oltre 10 miliardi di eu

Poco più della metà degli italiani (52%) avrebbe deciso di andare in vacanza per le festività di fine anno. Al netto di chi ci sta pensando ma manifesta ancora un livello di indecisione (15%), gli italiani pronti a fare le valigie sarebbero stati circa 18 milioni di individui. Nove persone su dieci, inoltre, hanno optato per una destinazione turistica in Italia, solo il 6% ha scelto di andare oltre confine.

Montagna e città d’arte le destinazioni preferite dai turisti

Sul versante opposto, sono ben 24 milioni gli italiani che hanno scelto di non partire (48%), dei quali, quasi ben 8 milioni hanno disdetto la prenotazione dopo la notizia della variante Omicron. Un altro più che significativo 12,4% per cento degli italiani ha rinunciato a partire perché, pur volendo, ha ancora il timore di viaggiare. La paura del Covid, dunque, incide in maniera rilevante sulla spesa turistica con una stima sui mancati introiti per il settore pari ad oltre 10 miliardi di euro. È quanto emerge dal borsino delle vacanze di fine anno realizzato dall’istituto Demoskopika.

La scelta della tipologia di vacanza in montagna è rappresentata da circa un terzo del campione (31%) che ha dichiarato l’intenzione di andare in vacanza, modalità di risposta immediatamente seguita dalla voglia di conoscere e pernottare in una città d’arte italiana (27,1%). Più che significativa, inoltre, la quota degli italiani che ha optato per trascorrere il periodo festivo in campagna (14,3%) o al lago (11,9%). Seguono, nel ranking delle mete individuate dagli italiani, il mare (9,6%) e le vacanze termali (6,1%).

«Bene i quasi 2 miliardi del Piano nazionale di ripresa e di resilienza per il turismo, dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio ma il rilancio del settore passa necessariamente da una visione strategica che al momento è debole. Analizzando le misure e gli interventi previsti si ha la sensazione che manchi una visione d’insieme. In questa direzione sembra che il PNRR sia condizionato fortemente dall’euforia di immissione di risorse a pioggia nel sistema ma con una consapevolezza inadeguata. Ad esempio, precisa Raffaele Rio non mi sembra esista un’analisi preliminare del mercato per ridurre al minimo il rischio degli investimenti. Le risorse rischiano di finanziare prioritariamente il sistema imprenditoriale nelle destinazioni tradizionalmente più rinomate trascurando il fatto che l’emergenza pandemica ha modificato le scelte dei turisti italiani e stranieri verso altre tipologie di vacanza e, quindi, verso destinazioni e territori differenti da quelli storicamente a maggiore appeal. E inoltre continua Raffaele Rio le misure rivolte al settore alberghiero e ai tour operator si rivolgono alla singola impresa, quando sarebbe opportuno e innovativo dirigere risorse anche verso aree individuate sulla base della concentrazione di un’offerta di servizi integrati e della capacità di attrarre le nuove tendenze di consumo dei turisti».

Dati disastrosi nel 2021 per il turismo

Secondo l’analisi effettuata da Confcommercio in collaborazione con SWG, sulla base di dati Istat e Bankitalia, secondo cui il 2021 si chiuderà con numeri disastrosi per quanto concerne il turismo. In particolare, mancano almeno 60 milioni di arrivi e 120 milioni di presenze rispetto al 2019 e 13 milioni in meno di viaggi degli italiani all’estero. Numeri che sono molto pesanti per un settore in crisi nera, specie se si pensa che sono legati alle sole vacanze tra Natale, Capodanno ed Epifania.

Inoltre, rispetto ai 25 milioni di partenze programmate dai nostri concittadini solo pochi mesi fa, 5 milioni sono state già cancellate e 5,3 milioni modificate riducendo i giorni di vacanza o scegliendo una destinazione più vicina, oltre ai 7 milioni di viaggi che restano in sospeso.

Pernottamento: torna protagonista la ricettività alberghiera

Sui dati del comparto hospitality pesa l’assenza del turismo internazionale: nel 2021 gli arrivi degli stranieri si fermeranno a un totale 36 milioni. Tale dato dimostra che rispetto al 2019 mancano oltre 60 milioni di viaggiatori internazionali con una conseguente perdita di 25 miliardi di euro di spese turistiche. Le rilevazioni Istat nel solo periodo gennaio-settembre hanno registrato una flessione sul fatturato ricettivo del 36%. Stessa situazione riportata da Banca d’Italia che rilevava l’assenza del 63% dei turisti internazionali, ed un crollo della spesa turistica degli stranieri di ben oltre il 55%.

La maggior parte degli italiani che hanno scelto di andare in vacanza ha utilizzato il sistema ricettivo alberghiero o extra-alberghiero. In particolare, il 29% non ha rinunciato all’albergo e il 12,1% all’ospitalità del villaggio turistico. Sul versante extraalberghiero, inoltre, secondo Demoskopica, le scelte sono andate principalmente sui bed and breakfast (27%) seguiti dall’agriturismo (4,8%) e dalla scelta del campeggio (1,2%). L’offerta ricettiva tradizionale, dunque, ritorna ad essere preferita rispetto al “fai date” la cui scelta dei vacanzieri, in un solo anno, si è ridotta di oltre 14 punti percentuali: 25,8% nell’anno in corso rispetto al 40% del 2020. Il 19,1% del campione ha optato per le case prese in affitto, mentre il 6,8% per immobili di proprietà della famiglia o ospite di parenti e amici.

Il Covid condiziona il turismo: perdita stimata oltre 10 miliardi di euro

Il 48% degli italiani ha rinunciato alla vacanza fuori porta per le festività di fine anno. In primo luogo emerge dall’indagine realizzata da Demoskopika perché l’emergenza pandemica non smette di condizionare l’andamento dei comportamenti di consumo turistico degli italiani. In particolare, ben il 28,4% degli individui interpellati non è andato in vacanza: il 12,4% perché “pur volendo, hanno ancora timore a viaggiare in aggiunta al 16% degli intervistati che ha addirittura cancellato la prenotazione dopo la notizia della diffusione della variante Omicron. La paura del Covid si ripercuote inevitabilmente sulla spesa turistica con una stima dei mancati introiti per il settore pari ad oltre 10 miliardi di euro.
Colpisce, infine, il 19,8% degli italiani che non ha programmato la villeggiatura con la famiglia dichiarando un peggioramento della condizione economica familiare rispetto allo scorso anno.

 

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