Urgono regole Ue per libera circolazione dei turisti in Europa. Il ricettivo perde 17 miliardi di fatturato

Urgono regole Ue per libera circolazione dei turisti in Europa. Il ricettivo perde 17 miliardi di fatturato

Crisi Covid-19. Si cerca di aprire i confini ora chiusi tra i Paesi europei

Il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini ha incontrato questo pomeriggio in videoconferenza il commissario europeo per il Mercato Interno, Thierry Breton che ha la delega sul turismo. Nel corso del colloquio, il ministro Franceschini ha ribadito la posizione Italiana a favore di regole e standard uniformi per la libera circolazione dei turisti tra paesi europei e la necessità di destinare una quota rilevante del Recovery fund al settore.

“È assolutamente indispensabile che l’UE definisca standard e protocolli da applicare sia all’interno dell’Unione sia nei confronti di Paesi terzi, così da mantenere in vita il settore in vista di un suo rilancio e scongiurare  il rischio di accordi bilaterali tra paesi che – ha sottolineato Franceschini – determinerebbero serie distorsioni e misure discriminatorie all’interno del Mercato Unico”. Franceschini ha inoltre espresso “pieno sostegno alla proposta lanciata dal Commissario Breton di destinare una quota rilevante del Recovery Fund al settore turistico” e sollecitato “interventi veloci e tempestivi da parte dell’Unione europea per sostenere le imprese e i lavoratori del settore”.

Federalberghi: Nel 2020 meno 305 milioni di presenze, perdita del ricettivo quasi 17 miliardi di fatturato (-71,4%)

“L’impatto del Covid-19 sul sistema dell’ospitalità italiana è stato devastante”. Con queste parole, il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha presentato alla Commissione X del Senato gli ultimi dati dell’osservatorio Federalberghi, che monitora mensilmente un campione di circa duemila alberghi.

Federalberghi ha rilevato a marzo un vero e proprio tracollo delle presenze negli esercizi ricettivi (-92,3% per gli stranieri e -85,9% per gli italiani). Ad aprile il mercato si è completamente fermato (-99,1% per gli stranieri e -96,4% per gli italiani).

Ad aprile, nel comparto ricettivo sono andati persi circa 106 mila posti di lavoro stagionali. Se si guarda all’intero settore turismo, i posti di lavoro stagionali a rischio per l’estate 2020 sono quasi 500mila. Una volta terminata la cassa integrazione, dovranno purtroppo attendersi conseguenze anche sui contratti a tempo indeterminato.

Tutto questo, segnala Bocca, comporterà nel 2020 la perdita di oltre 305 milioni di presenze (-71,2% rispetto al 2018), con un calo di fatturato del settore ricettivo pari a quasi 17 miliardi di euro (-71,4%). Tutti gli imprenditori del settore – ha detto il presidente Bocca – si stanno domandando come e quando potranno ripartire. Ci sono anche molti che si domandano se sia il caso di riaprire. Noi ovviamente lottiamo con i denti perché vogliamo riaprire, ma potremo farlo solo se i provvedimenti in itinere, opportunamente modificati, e quelli che verranno, forniranno alle imprese il sostegno e le certezze necessarie, perché le imprese da sole non ce la fanno. Occorre un cambio di passo, ha concluso Bocca. Per evitare il tracollo del settore, chiediamo interventi urgenti volti a sostenere le imprese del turismo.”

Tra le misure indicate come prioritarie vi sono aiuti diretti per le imprese che hanno subito un calo di fatturato, tutele specifiche per le imprese in affitto, interventi sulle imposte locali e nazionali, potenziamento ed accelerazione dell’erogazione del credito, proroga della cassa integrazione ed esonero dalla responsabilità per le imprese che applicano i protocolli anticontagio.

Confindustria: Se gli alberghi riqualificano oggi è per non perdere altro tempo domani

A seguito di quanto espresso martedì 5 maggio dal Ministro Franceschini nel corso dell’audizione alla 10° Commissione Industria, commercio e turismo del Senato che sembra escludere categoricamente l’ipotesi di un piano di supporto agli investimenti per riqualificare le strutture ricettive italiane – si legge in una nota ufficiale di Associazione Italiana Confindustria Alberghi – è ulteriore motivo di preoccupazione per il settore e per le altre filiere coinvolte. In questa fase l’impegno delle aziende si concentra su un unico obiettivo, rinascere più forti di prima per uscire da una crisi che ormai blocca l’operatività da oltre due mesi.

Fornire liquidità al settore attraverso una soluzione ad hoc per gli italiani in vacanza e promuovere le nostre destinazioni al mercato interno è utile ma certamente non indispensabile per un segmento che ricordiamo pesa il 13% del Pil nazionale. Nessuna misura da sola può bastare a risollevare le sorti di un sistema economico ma certamente fornire specifici incentivi agli alberghi può aiutare il settore anche e soprattutto a sostenere tutti i lavoratori e le tante famiglie che vivono di turismo.

Non c’è più tempo per i se e per i ma, il cambio di passo che chiediamo a gran voce non lascia dubbi di interpretazione ed è evidente quanto lo stato in cui versano le aziende e la mole di investimenti che verranno richiesti rappresentino il motivo più urgente del piano stesso posto al vaglio del Governo in queste ore. La voglia di ripartire è tanta e le imprese, con difficoltà ma con lo sguardo rivolto al futuro, oggi hanno la possibilità di intervenire per ristrutturare e riqualificare esterni ed interni dell’edificio senza produrre perdite vista la diminuzione o la quasi totale assenza di clientela all’interno dell’albergo.

I mesi di lockdown hanno pesato come macigni sull’intero comparto e riconoscere una misura che favorisca un’offerta di qualità per il prossimo futuro ci sembra doveroso. Per questo ci auguriamo che la scelta del Ministro venga rivista e corretta prima del tanto atteso decreto di aprile (ormai maggio).

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