Al via Vinitaly 2026: la ristorazione componente strutturale per il sistema del vino

Al via Vinitaly 2026: la ristorazione componente strutturale per il sistema del vino

A Vinitaly 2026 la ristorazione occupa un posto centrale nel racconto del vino italiano e del suo legame con i territori e con l’identità del Paese. Esperienze gastronomiche e analisi dei consumi ridefiniscono il ruolo del canale Ho.Re.Ca

Vinitaly 2026Al via oggi Vinitaly 2026, fino al l 15 aprile a Veronafiere. In questa 58esima edizione la ristorazione intepreta una componente strutturale del sistema vino. Il layout della manifestazione integra in modo esplicito cucina, filiera agricola e racconto territoriale, con format progettati per generare valore lungo tutta la catena: dalla produzione al consumo. Ogni abbinamento vino-cibo diventa una espressione autentica del made in Italy: una scelta coerente con il riconoscimento della Cucina italiana patrimonio UNESCO che a Vinitaly 2026 si traduce in una offerta di vere esperienze culinarie che aspettano operatori del settore e buyer da tutto il mondo.

I vini Premium (che escono dalla cantina a minimo di 8 euro e che arrivano a seconda dei mercati tra i 25 e i 50 euro) cresceranno ancora nei prossimi anni, nonostante il calo generale delle importazioni a livello globale. E, assieme ai Luxury, compenseranno almeno in parte la discesa dei prodotti della parte medio-bassa dello scaffale. Una crescita non eclatante del valore – +1% da qui al 2029, che sale però a +3,5% per i prodotti made in Italy – ma che – secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr – potrebbe riservare per l’Italia sorprese ancor più positive se ci si concentrasse su alcune aree considerato maggiormente strategiche, tra consolidate e non. Dodici i Paesi a maggior tasso di crescita potenziale: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India a cui si aggiungono le 2 “fuori quota”, e top buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito. Sono queste, secondo Unione italiana vini e Vinitaly le aree dove incrementare la propria presenza per allargare il bacino commerciale di un settore ancora troppo concentrato sui primi 5 mercati di sbocco, che da soli quotano il 60% del totale dei valori esportati.

Obiettivo, consolidare le produzioni di qualità, calmierare le difficoltà e spostare più in alto l’asticella del posizionamento; tema quest’ultimo considerato strategico per l’export di una superpotenza enologica come l’Italia, con il vino – secondo Prometeia – al secondo posto per bilancia commerciale con l’estero tra i comparti del made in Italy tradizionale, a +7,2 miliardi di euro nel 2025. “Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4% – ha detto il responsabile dell’Osservatorio, Carlo Flamini – ma, secondo le nostre stime, se avessimo avuto in pancia un’incidenza della quota Premium al 20% invece dell’attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe ammorbidito a -0.7%. Di più, se il nostro Paese si desse l’obiettivo di aumentare di 1 punto l’anno il peso dei Premium sulla propria offerta (+11% di valore in 5 anni), l’export generale ne beneficerebbe, arrestando quella decrescita che – a fattori costanti – è prevista continuare fino almeno al 2029 per cumulare un -12% di saldo 2029/24”.

Il baricentro è rappresentato dalla Vinitaly’s Gourmet Experience, che introduce modelli operativi replicabili nel canale HoReCa. Il Ristorante d’Autore di Campagna Amica – La Casa della Cucina Italiana, sviluppato con Coldiretti, Campagna Amica e Terranostra, mette in relazione diretta produzione agricola e trasformazione gastronomica. 

Vinitaly 2026In parallelo, il Ristorante Momenti d’Autore consolida il posizionamento di Jeunes Restaurateurs Italia come incubatore di talento e identità culinaria contemporanea. Ogni giornata è costruita attorno a un piatto signature: Giorgio Bartolucci (12 aprile), Alfonso Caputo (13 aprile), Leonardo Fiorenzani (14 aprile), Agnese Loss (15 aprile). Il modello è chiaro: valorizzazione dell’identità individuale dello chef come leva di differenziazione dell’offerta.

Si amplia inoltre l’area Street Food Gourmet, articolata su due cluster distinti. Da un lato, proposte a maggiore contenuto creativo, con contaminazioni tra cucina, mixology e intrattenimento; dall’altro, una selezione di piatti regionali che mantiene un legame diretto con la tradizione. Una doppia lettura che intercetta target differenti, senza perdere coerenza con il racconto complessivo.

Sul fronte dell’alta ristorazione, il padiglione Emilia-Romagna ospita Cracco a Vinitaly, dove Carlo Cracco lavora su un equilibrio tra cucina d’autore e codici popolari, mentre nell’area H il ristorante di Piemonte Land, guidato da Davide Palluda, propone una sintesi della cucina territoriale in abbinamento ai vini regionali.

Vinitaly 2026Il tema vino-ristorazione viene affrontato anche sul piano analitico. Il convegno “Il consumatore al centro – la nuova alleanza tra vino e ristorazione” con la presentazione della prima indagine dell’Osservatorio FIPE-UIV “Vino e Ristorazione”, realizzata in collaborazione con Vinitaly su un panel rappresentativo di ristoranti e locali italiani. Intervengono Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di UIV-Unione italiana vini, Giulia Erba, dell’Ufficio Studi FIPE-Confcommercio, e Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV-Unione italiana vini, con le conclusioni affidate a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.

L’impostazione complessiva evidenzia un passaggio netto: la ristorazione opera come infrastruttura del vino italiano. Non solo luogo di consumo, ma dispositivo di posizionamento, capace di influenzare domanda, pricing e narrazione del prodotto.

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