La geografia economica delle bollicine e degli spumanti italiani
Il futuro degli spumanti sta in giusto rapporto fra Identità e Valore, non fra Qualità e Prezzo
Si profila un percorso difficile e complesso dove diversi fattori sono ad incastro ma differenziati per canali, luoghi, consumi, paesi, distribuzione. In 40 anni siamo passati da 220 milioni di bottiglie quasi anonime a 990. Le 2.500 lire a bottiglia del 1995 valgono i 3,95 euro del 2025? Il mondo del vino è a cicli e frequenze più o meno lunghe per tipologie e per consumi. Le bollicine sono una bevanda giovane, ma il consumo fra i giovani segna un forte calo.
Il successo dei vini spumanti italiani sono il risultato di un mix di progetti e effetti: con bollicine metodo tradizionale in crescita continua testimoniato anche da piccole Doc regionali e gli spumanti metodo italiano (No Charmat o Martinotti, grazie) concentrati sulla galassia Prosecco.
Il mercato del futuro non sarà più solo orientato ai volumi, anzi! Le bollicine dovranno proporsi con un DNA identitario forte basato su qualità, racconto, immagine, non marketing commerciale, segmentazione consumatori per condizioni di vita e prezzo, un ritorno alla stagionalità e abbinabilità aperta. Certamente lontano dal no-alcol.
La nicchia deve puntare su comunicazione diretta, “presenza” continua e al meglio in certi canali e luoghi, senza effigi spinte caricaturali. La differenza tipologica non è geografica (nazionale ed export), ma fra un modello di consumo, luogo, occasioni e tipo di consumatore, titolo contenuto, sostenibilità sociale e di filiera.
La conoscenza si basa su contenuti. La crescente richiesta di bollicine (dal 1995 al 2025) è stata determinata da un modello di vita, da giovani generazioni, dal fuori casa, convivialità, gruppo con stesse prerogative e obiettivi. I vini spumanti dovranno avere un ruolo più legato al marketing diretto, per tutte le soluzioni, da commodities, con volumi buoni e stabili ancora per qualche anno, proporsi in nuovi paesi, puntare su mix e no-alcol, brand nazionale, adattabilità a fattori economici e di consumo diretto molto diversi, veloce variabilità tipologica, massima versatilità, soddisfazione di consumo immediata in qualunque luogo e occasione. In generale, il vino ha sempre avuto consumi a cicli periodici in base a “condizioni multilaterali e polifunzionali di generazione”.
Per questo bisogna anteporre la “composizione” della domanda rispetto alla offerta per governare la geografia economica. La continuità di mercato si ottiene rimarcando differenze culturali, sociali, ambientali.
La tenuta o lo sviluppo dipende dai costi generali di impresa. Per le bollicine la “storia di filiera” narrata con sapiente acculturamento è motore per continuare. Mai banalizzare o confrontarsi al ribasso. Prima si studiano stili di vita dei diversi consumatori. Per gli spumanti la proposta deve essere immediata e euforica sul prodotto, fuori dai vincoli a tavola, massima internazionalità. La sovrapposizione non aiuterà. Puntare sempre su rapporto valore/identità. Sono vini più legati allo “status” sociale e civile e a scelte vitali di potenziali consumatori.
Giampietro Comolli
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